“Ti è passata la voglia, eh ?” mi diceva un amico qualche settimana fa riferendosi al fatto che da qualche tempo non scrivevo più di politica sul blog.“Diciamo che me l’hanno fatta passare” fu la mia risposta.
Non era tutta la verità, perchè anche altri impegni mi hanno tenuto distante da questi spazi, ma ci si avvicinava molto: ho dovuto ingoiare troppi rospi per non perdere l’entusiasmo e la maggior parte me li ha fatti ingoiare quello che dovrebbe essere il mio partito. Delusioni a tutti i livelli: dalla dirigenza nazionale, che non perde occasione per cercare inciuci con coloro che hanno rovinato il Paese, ai ras locali troppo impegnati nelle loro guerre di potere per pensare al territorio, ai professionisti della stretta di mano terrorizzati dall’idea di non trovare una poltrona su cui poggiare il culo, ai tanti soldatini in cerca del quarto d’ora di celebrità.
Per non parlare del resto della sinistra dove riesci a trovare dei “duri e puri” che ti guardano dall’alto in basso, ma poi l’unica battaglia che hanno fatto è quella per un assessorato o per una presidenza, mentre tu hai sacrificato il tempo per la famiglia per cercare di difendere la tua città dai barbari che la governano.
Provateci voi a non farvi passare la voglia con un panorama simile…
Poi però mi è capitato di andare ad un dibattito alla festa dell’Unità di Lido di Fermo, ascoltare Giuseppe Civati e sentirmi meno solo. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire “qualcosa di sinistra” o più semplicemente di buonsenso: ambiente, lavoro, sociale, innovazione, diritti civili, immigrazione, temi che l’elettorato di sinistra ci chiede di affrontare senza rincorrere la destra sul suo territorio, e magari utilizzando un linguaggio un po’ più moderno di quello ammuffito degli avanzi di segreteria.
Rimango convinto che se c’è una speranza per questo paese, passa per il Pd al governo, ma per il PD l’unica speranza sono persone come Civati, che hanno il coraggio di avere idee e parole chiare. Ci vuole una nuova classe dirigente: basta coi Latorre, i D’Alema, i Fassino, ci vogliono tanti Civati.
Bisogna cambiare e il cambiamento deve partire da noi: quando ci capiterà di votare, sia alle elezioni che ai congressi de partito, rifiutiamo le solite logiche, rifiutiamo le solite facce, rifiutiamo il “meno peggio” e cerchiamo il Civati di turno. E se non c’è, pretendiamolo, basta coi rospi da ingoiare.


