La rete vista dal palazzo

Ho usato “internet” quando ancora non esisteva, quando il modem era un “adattatore telematico” a 2400 baud e si usava per collegarsi alle tante BBS (banche dati), alcune legali altre meno, che spuntavano come funghi in tutto il mondo. Poi venne il web e mosaic, il primo browser, il resto è storia recente.Quegli anni sono restati dentro a chiunque abbia vissuto quel periodo e sono raccontati benissimo nel libro “Italian Crackdown” di cui consiglio la lettura.

Ammetto che ultimamente ho un po’ di nostalgia per i tempi in cui questo mezzo era per pochi geek, spesso malvisti. Ora il potere si è accorto della rete e fioccano le proposte per regolamentare qualcosa che è anarchico per natura. Internet è l’ultima frontiera della libera informazione ed è normale che faccia paura a chi per mantenere il potere deve controllare l’informazione. Meno un governo è democratico e più limita l’uso della rete: Birmania, Corea del Nord, Cina, Cuba, Iran ne impediscono l’uso, lo limitano ai propri cittadini, o ne filtrano i contenuti “sovversivi” e negli ultimi tempi anche l’Italia cerca di controllare internet (filtraggio, strane sentenze, decreto Romani, ecc).
Il palazzo si è accorto della rete e occorrerà vigilare perchè non ci metta (ancora) le mani sopra.

Della rete si cono accorti anche i politici e gli aspiranti tali, che specialmente nei periodi elettorali come questo, si fiondano su internet a caccia di consensi, con risultati a volte grotteschi: abbiamo così l’aspirante consigliere che si improvvisa blogger e in un giorno posta dieci articoli sgrammaticati e dalla sintassi sconnessa per dire che lui e il migliore e tutti gli altri sono incompetenti, siti pubblicitari patinati che se non fosse per il “vota tizio” e “vota sempronio” non li distingueresti uno dall’altro. Tutte pagine che dureranno fino al giorno dopo le elezioni e che poi saranno abbandonate all’oblio della rete.

Per non parlare di quella sorta di Internet for Dummies che è facebook, dove sono approdati praticamente tutti: qualcuno in tempi non sospetti perché ha trovato (giustamente) che fosse uno strumento utile per comunicare direttamente coi cittadini, qualcun’altro ora, a ridosso delle elezioni per avere un’altra piazza (virtuale) per diffondere i propri “santini”.

Non si capisce l’utilità di questo sbarco su internet: come si può pensare che possa essere utile a raccogliere consensi un sito web o un profilo facebook aperto solo per pubblicare materiale elettorale ?  Lo possono essere solo nel caso in cui si abbia intenzione di manterli aperti ed essere costantemente disponibili al confronto che a volte può essere anche aspro. In questo caso chi si imbatte nel politico che è disposto ad ascoltare e confrontarsi, può anche decidere di premiarlo votandolo. Il resto viene ignorato, semplicemente perchè è una ripetizione di ciò che si vede in Tv, sui manifesti, sulle “vele”, nelle vetrine delle sedi elettorali.

Il bello di Internet è l’interattività, ma la maggior parte dei nostri politici sembra non capirlo. Per fare un esempio, alle prossime elezioni avremo 50-60 candidati presenti sulle liste, praticamente tutti sono presenti su fb con un profilo o un gruppo di supporto, di questi quelli che gestiscono personalmente il proprio profilo da prima del periodo elettorale si contano sulle dita di una mano. Scegliete tra questi, se non altro, se non si comporterà come vi aspettate, potrete sempre rinfacciarglielo…

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