I lettori della stampa locale oggi hanno trovato nella cronaca di Fermo stralci di una lettera sottoscritta da diversi dirigenti del PD del Fermano (tanti per la verità), credo che per correttezza vada pubblicata per intero. Per questo motivo la pubblico in calce a questa nota (il grassetto è mio). Inutile dire che ne condivido in pieno lo spirito ed il contenuto.
Al Segretario Regionale del Partito Democratico
On. Palmiro Ucchielli
Al Presidente della Giunta Regionale delle Marche
Gianmario Spacca
I Sottoscritti Dirigenti della Federazione di Fermo del Partito Democratico, nel ribadire comunque il massimo impegno a sostegno della Coalizione di cui il nostro Partito è parte fondante in vista delle elezioni regionali del prossimo marzo, esprimono un forte e chiaro dissenso sulla linea intrapresa dal PD regionale (assunta, tra l’altro, senza un voto nell’Assemblea regionale); dissenso che si fonda su ragioni politiche oltre che elettorali.
Pensiamo, infatti, che l’alleanza con l’UDC non potesse non tenere conto di cinque anni di esperienza di governo con le altre forze politiche, ed in particolare con quelle della sinistra (con le quali, tra l’altro, si è già manifestata una convergenza programmatica, anche nella recente campagna di rendiconto del Presidente Spacca, con tanto di simboli e messaggi unitari).
Pensiamo che occorresse (ed era possibile) evitare che tale apertura all’UDC comportasse una rottura a sinistra, con forze che hanno legami storici con molte donne e uomini che hanno dato vita al PD, che governano la Regione Marche con il PD e, a seguito di una storia comune, governano in tanti enti locali e nelle Province (come, ad esempio, nella prima Giunta Provinciale di Fermo). Si ritiene infatti che, in nome di discutibili vantaggi elettorali (o, peggio, inaccettabili disegni strategici), non si dovessero ricreare le condizioni per rotture a sinistra, condizioni che in un recente, e doloroso passato, hanno portato alla sconfitta, ad esempio, nella confinante Provincia di Ascoli Piceno.
Si ritiene, anche, che sul piano programmatico e politico, non si potessero e non si dovessero accettare preclusioni o, senza i margini per una approfondita discussione democratica, modificare posizioni e contenuti programmatici, soprattutto in materia ambientale, condivisi dalla grande maggioranza dei militanti ed elettori del nostro Partito.
Pensiamo che fosse, naturalmente, necessario valutare il legame tra la trattativa politica per le elezioni regionali e lo stato, nelle città della regione, delle alleanze, delle candidature e dei programmi. Occorre, infatti, ricordare che l’UDC in molti comuni (ad esempio nella totalità della nostra provincia) è organicamente all’interno e a sostegno di amministrazioni di destra (senza, peraltro, aver dato segnali di dissenso o ripensamento) e che questo costituisca un danno alla credibilità complessiva del nostro Partito e della politica.
Pensiamo che il rafforzamento di uno schieramento riformista e di governo e la rottura di un persistente blocco moderato, nella nostra regione, non dovesse essere posto, frettolosamente, in contrapposizione con un lavoro di unità a sinistra; con una sinistra che in questi anni, nella Regione Marche, ha condiviso responsabilmente scelte e progetti per la società marchigiana.
Il PD fermano, come ha fatto alle ultime elezioni provinciali ottenendo un grande successo, continuerà a lavorare per una coalizione di governo che si fondi sulle comuni esperienze di governo e di opposizione pur con la capacità, dimostrata, di aprirsi ad altre culture e sensibilità politiche (vedi il Centro del Fermano a livello provinciale).
Malgrado queste riflessioni siano state espresse anche negli organismi dirigenti, il Partito Democratico regionale ha sottoscritto un diverso quadro di alleanze, ha sottoscritto un programma che si differenzia da quello portato nel mese di Dicembre 2009 al confronto e consuntivo con le realtà locali.
Malgrado queste riflessioni si sono create le condizioni per una doppia candidatura e per una rottura nel campo del centro-sinistra; doppia candidatura che rischia di essere particolarmente dirompente nel nostro territorio.
Noi, uomini e donne dirigenti del Partito Democratico, pur non sottraendoci al nostro dovere, siamo, però, consapevoli che tale sfida sarà particolarmente ardua e non possiamo tacere un dissenso di metodo e di sostanza che chiama in causa direttamente anche la vita democratica e l’identità del PD. Ribadiamo che, per quanto potremo, nostro dovere precipuo sarà poi evitare che il quadro politico consolidato nella Provincia di Fermo venga ad essere alterato dalle dinamiche regionali e che scelte, da noi non condivise, creino solchi incolmabili con le forze della sinistra che consideriamo parte integrante di un progetto di cambiamento nel nostro territorio e nel Paese.
Febbraio 2010
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