Sono nato nel 1972, in piena austerity, in un periodo in cui si doveva “tirare la cinghia”. Sono cresciuto con la concezione che i debiti sono una cosa brutta, che se vuoi comprare qualcosa devi fare i sacrifici e che se non hai soldi per comprarla, ne devi fare a meno.
Arrivarono gli anni ‘80 di Craxi, della sua corte di nani e ballerine e della Milano da bere, gli anni degli yuppies. Sappiamo come è finita, e a che livello è arrivato il nostro debito pubblico.
Ma come, pensavo allora, i debiti sono una cosa brutta e lo stato ci indebita ? E infatti stiamo ancora pagando con le nostre tasse per ripagarli, quei debiti.
Poi è esplosa la moda del credito al consumo, delle finanziarie, del tutto subito, delle rate per comprarsi il televisore-al-plasma e il telefonino-che-fa-pure-le-foto.
Io, che pensavo che i debiti sono una cosa brutta, mi compravo il telefonino-che-telefona-e-basta e il televisore che poteva permettersi il mio portafoglio.
Siamo arrivati ai giorni nostri, ho acceso un mutuo per comprarmi una casa, e non ci ho dormito fino a quando non l’ho estinto anticipatamente, perchè me l’avevano fatto fare a tasso variabile e mi stavano succhiando il sangue.
E perchè continuo a pensare che i debiti sono una cosa brutta.
Poi apro il giornale e scopro che a indebitarmi ci pensa il mio Comune, firmando con le banche dei contratti talmente complessi che devono prendere un consulente per capirci qualcosa (4 anni dopo, forse era meglio se lo ingaggiavano prima…) e con costi che non riescono nemmeno a quantificare con precisione. Sembrano tornati i tempi decadenti di fine anni 80, quando le magagne cominciavano a venire a galla e la puzza di marcio era diventata talmente forte da non poter più essere ignorata.
Se non fosse che, come al solito, quei debiti li dovremo ripagare tutti noi, ci sarebbe da ridere.
Qualcuno diceva che la storia si ripete, la prima volta in tragedia la seconda in farsa. Mi gusto con piacere le comiche finali.


